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ISTITUTO

IL COUNSELLING O COUNSELING


IL SIGNIFICATO DI COUNSELLING (O COUNSELING)
 
Il concetto di “relazione d’aiuto” si riferisce a ogni tipo di professione che implichi aiuto attraverso la relazione: il Counselling riguarda tutte le forme di aiuto, ad eccezione di quelle indirizzate alla psicopatologia, cioè orientate alla risoluzione di sintomi, che sono per definizione la connotazione della patologia. 
Il Counselling è un aiuto a sviluppare le risorse potenziali delle persone, in funzione di un miglioramento delle relazioni e della qualità della vita. 
Il Counsellor è un’operatore d’aiuto per le tematiche che hanno a che fare con relazioni umane, da quelle professionali a quelle interpersonali, fino a quelle con se stessi.Il concetto di relazione d’aiuto si può intendere in varie maniere. 
In primo luogo come aiutare una persona con un apporto significativo (accettazione, ascolto, consigli, ecc.)
In secondo luogo come aiutare una persona ad aiutarsi: l’operatore in questo assume la funzione di catalizzatore, cioè di chi supporta lo sviluppo di avvenimenti interni, e non di sostituto di capacità mancanti. Per aiutare ad aiutarsi attraverso la relazione si intende poi che la relazione fra operatore e cliente diventa modello relazionale, le cui caratteristiche funzionano come esempio per le altre relazioni. Aiutare ad aiutarsi attraverso la relazione è il significato di Counselling come si intende nell’AICo, secondo una esperienza di vari anni nel campo. 
Questa definizione ha varie implicazioni: 
 
1) Il counsellor non detiene una conoscenza che è un potere sul cliente. La conoscenza di ambedue ha uguale validità, ed è solo perché il cliente chiede l’intervento del counsellor che questo può intervenire proponendo punti di vista diversi, allo scopo di facilitare i cambiamenti richiesti dal cliente. Se il cliente non li accetta, non significa che sbaglia: ha il pieno diritto di ritenere più adatti i suoi punti di vista. Naturalmente anche il counsellor ha il diritto di mantenere i suoi punti di vista, e di dichiararsi incapace di intervenire alle condizioni del cliente. 
 
2) Il counsellor, per “aiutare attraverso la relazione” deve essere in relazione, ossia deve riconoscere di stare nel campo dove si trova il cliente (teoria del campo di Lewin), di essere in relazione empatica con il cliente, oppure anche di “stare sotto lo stesso orizzonte degli eventi”, secondo l’espressione usata da Bateson: insomma di partecipare all’esperienza che sta facendo il cliente. 
 
3) Il counsellor è un professionista pagato dal cliente, che non ha nessuna voce in capitolo nella vita del cliente se non nei termini richiesti dal cliente. Su richiesta può fornire opinioni, ma si ritiene qui deontologicamente non corretto che fornisca consigli, anche se richiesti. 
 
4) In ognuno è sempre attivo un flusso di pensieri e di emozioni, a volte contrastanti, di cui spesso nemmeno ci si accorge: compito del counsellor è aiutare il cliente a riconoscere ed accettare queste sue diverse parti e far sì che imparino a dialogare e a comprendersi. In questo modo le parti, per quanto molteplici e complesse, da una parte prendendo forma possono entrare in contatto con il mondo esterno, dall’altra, proprio perché hanno forma, diventano materiale di scambio nelle relazioni: cioè in definitiva le persone hanno qualcosa da dirsi. 
 
5) La più significativa capacità di aiutarsi dell’essere umano è qui considerata la creatività: un compito fondamentale del counsellor è di promuovere nel cliente l’attivazione della creatività, che qui si intende come una attitudine naturale, contingentemente ipotrofica ma potenzialmente disponibile per tutti. 
 
Tradizionalmente la famiglia patriarcale offriva possibilità relazionali a cui far riferimento e faceva da contenitore alle relazioni e alle comunicazioni anche fra persone non legate da vincoli stretti di parentela. Questa rete sociale si va ora sfaldando perchè la famiglia nucleare può oggi appoggiarsi e cercare sostegno nei servizi sociali, mentre non si è creata nessuna struttura sociale in grado di accogliere e contenere le relazioni tra estranei: per questo il Counselling ha una funzione culturale di primo piano nella società moderna. Non c’è infatti abbastanza cultura politica, né di movimenti sociali o di quartiere, c’è poca cultura religiosa e pochissimo associazionismo laico che possano mediare la distanza fra le persone: le tradizioni sono diventate rapidamente obsolete, e i maggiori poli aggreganti sono le discoteche, dove il rapporto fra le persone è mediato tutt’al più dalla musica, e pochissimo dalla parola. I gruppi in cui si raccolgono i giovani sono in genere relazionalmente primitivi, e in sostanza non è disponibile un sistema di comunicazione collaudato su cui fare conto. Il Counselling si inserisce in questo vuoto culturale come una risorsa e una possibilità di ricerca e di sviluppo organici ai bisogni emergenti, che oltre ai rapporti sociali interessano anche quelli professionali: sono infatti diventati difficilissimi i rapporti fra insegnanti e alunni, o quelli fra medici e pazienti: una volta caduto il mito dell’autorità, questi professionisti sono diventati per l’interlocutore delle persone qualunque, con ben poca credibilità. Uno sviluppo delle capacità di comunicazione è di importanza centrale per queste professioni, e in genere per tutte quelle che trattano con il pubblico attraverso una relazione differenziata. Corsi di Counselling, cioè corsi di addestramento alla relazione d’aiuto, sono e saranno sempre più di primaria necessità per diffondere strumenti di comunicazione flessibili e funzionali, che sono indispensabili per una società multidimensionale e multietnica.